
Il primo romanzo della serie dedicata alla giovane Flavia, allieva morale di Holmes e giovane donna alla scoperta di sé nell’Inghilterra degli anni Cinquanta, fra nobili decaduti e misteri di famiglia.
Non mi capita spesso di fare fatica a scegliere una sola citazione tratta dal romanzo che devo recensire: con questo è stata una lotta perché uno dei punti migliori di questo giallo di Alan Bradley è la ricchezza di sfumature del personaggio principale, l’undicenne Flavia de Luce.
Un po’ dickensiano nella girandola dei personaggi, tutti validi e perfettamente descritti, un po’ omaggio al giallo della Golden Age ma soprattutto ad Holmes e alle sue stranezze perfette – compresa la passione di Flavia per la chimica e i veleni – in questa storia troverete molte cose, oltre alla voglia di scoprire come mai uno spilungone coi capelli rossi ha deciso di indirizzare le sue ultime parole in latino alla giovane Flavia, prima di passare a miglior vita steso in un campo di cetrioli.
Come al momento della nascita, anche in quello della morte. Senza tanti complimenti, l’unica femmina presente è spedita a far bollire l’acqua
Quella scritta da Bradley è la storia di Flavia circondata da un giallo intricato e classico. La capacità di questo scrittore canadese, classe 1938, è soprattutto quella di raccontare la complessità di una giovane ragazza che affronta la vita nella grande villa di famiglia insieme al padre, le due sorelle, un tuttofare – che ho adorato follemente- e una cuoca le cui torte non sono certo un vanto. Flavia è un personaggio positivo, pieno di fragilità dovute a luci ed ombre di una famiglia in cui è esplosa la bomba della morte di una moglie e mamma che era perno di tante cose. Flavia è l’unica fra loro che deve fare i conti “solo” con il suo fantasma dato che non l’ha conosciuta, ma la vive attraverso gli occhi di chi le sta attorno e attraverso la scoperta di sé, perché è lei ad aver ereditato quasi tutto da Harriet.
Il giallo ha toni perfetti per l’autunno: ville un po’ trascurate, vecchi college, piccoli villaggi, appassionati di francobolli e magia, segreti di famiglia, Inghilterra degli anni Cinquanta.
È molto divertente vedere Flavia condurre le sue indagini, degne di un detective come il suo mentore Sherlock Holmes. La scoperta del mistero è una metafora della scoperta di Flavia stessa ma anche di chi le sta attorno, senza sdolcinatezze di maniera.
Troverete dei passaggi un po’ lenti, ma niente di imperdonabile data la caratura della prosa e la delicatezza e profondità dei personaggi. Davanti all’ironia di Flavia è impossibile non cedere, e anche quel tratto è legato alla sua voglia di essere, di proteggersi ma anche di essere conosciuta e ri-conosciuta dal mondo.

