
Un giallo cozy in salta tricolore ambientato in una Napoli post Natale. Marilù, archeologa libraia indaga su un delitto: è un libro insanguinato a guidarla
Anche qui è andata un po’ a casaccio. Libreria di Lovere, fine di Luglio: in un’estate che mi sta spezzando l’esistenza, con un sole che sembra inseguirmi per bruciarmi viva, inizia un temporale estivo fortissimo. Io, Chico (il nostro nuovo arrivo peloso e nano) e Simone scappiamo dentro alla libreria (casualmente, è chiaro). Non siamo i soli, ci sono un po’ di turisti. Il tempo si dilata perché non possiamo fare altro che aspettare e girare per gli scaffali. Con Simone decidiamo: io regalo un libro a lui e lui a me prima che smetta di piovere.
Scaffale. Vedo la classica costa gialla, estraggo, leggo la quarta, 3 parole random: “Arthur Conan Doyle-Libreria dell’usato-quartetto”: è fatta. Simo sceglie “Il banditore” di Joan Samson, classico dell’horror del 1957. Intanto Chico viene fermato da almeno sei fan per essere strapazzato di coccole, manco fosse una rockstar in pausa caffè. Paghiamo: ha smesso di piovere.

È così che ho incontrato Serena Venditto e la sua serie di gialli con protagonista Malù, archeologa alle prese con i meandri dei posti pubblici come ricercatrice, Ariel, amica e coinquilina, insieme a Samuel, Ashiro, e Mycroft un gattone nero. Siamo a Napoli, il Natale è appena passato e Malù è senza lavoro, ma ancora per poco: una libreria dell’usato la accoglie ed è lì che incappa in un carico molto particolare: una copia della Donna in bianco di Collins ha le pagine centrali insanguinate. Iniziano le indagini.

Tanta deduzione, molta testardaggine, anche un bel po’ di incoscienza permettono alla ricercatrice-libraia-sherlock di risalire lungo una storia strana complessa che intreccia anche il tema della violenza sulle donne e la necessità/paura di trovare la propria strada.

Le indagini sono credibili anche se, un po’ come accade nella Signora In Giallo – per fare un esempio – è necessario immaginare che la Polizia si faccia guidare da dei cittadini e gli lasci campo libero, ma la sospensione della credulità nei gialli cozy è quasi sempre necessaria. Quello che mi è piaciuto di più del romanzo sono i dialoghi e la costruzione dei personaggi, degli scambi fra loro: è naturale, ben orchestrata. La prosa è brillante, stabile, pulita e “ergonomica”: non ci si blocca, scorre benissimo e il romanzo vola via veloce. Forse le atmosfere sono un po’ latitanti, ma amen.
Immaginatevi un “Friends” in salsa gialla e italiana ma in “piccolo”: dialoghi, storie di amicizia, piccoli guai d’amore, un gattone che partecipa a suo modo alle indagini. Venditto ha servito un piatto cozy in salsa tricolore direttamente al mio tavolo, conquistando il mio palato “esterofilo”.
Non è il primo libro della serie, ma non è stato un problema leggerlo “scollegato”: il punto sarà, mano a mano, recuperare gli altri che sono:
– Aria di neve
– C’è una casa nel bosco
– Al sassofono blu
– L’ultima mano di burraco
– Grand Hotel
– Commedia gialla con gatto nero
– Sette vite come i libri

