L’ombra di Baker Street di Guido Sgardoli – Recensione

Dopo un bel po’ di anni, Sgardoli torna a Londra da David Pip e Calum Traddles, allievi di Sherlock Holmes. C’è un mistero da risolvere, una stanza al 221B che nessuno aveva mai scoperto.

Guido mi aveva avvisata, e questo è un privilegio.
Dopo aver recensito i suoi primi due romanzi per ragazzi legati al mondo di Sherlock Holmes, gli scrissi via mail per fargli qualche domanda, e così siamo rimasti in contatto. Qualche mese fa vedo un messaggio: “In autunno esce “L’ombra di Baker Street” (se il titolo non verrà cambiato), terza avventura di David e Calum. Ma per ora, acqua in bocca…”. È da quel giorno che aspetto!

E così come Sherlock Holmes non sarebbe esistito senza il dottor Watson, allo stesso modo David Pip era legato indissolubilmente a Calum Traddles. Rigoroso, razionale, posato l’uno, distratto fragile, confusionario l’altro, si completavano a vicenda come lati della stessa medaglia


È stato molto bello leggerlo subito: David Pip e Calum Traddles mi mancavano. Il romanzo è bello, poco da dire. Sono passati un po’ di anni dall’avventura de “Il figlio segreto di Sherlock Holmes”, ora i due amici di orfanotrofio, fuggiti da una vita che non gli andava giù, sono più grandi e devono affrontare la scomparsa di Holmes. Ma davvero credete che il loro mentore non gli abbia lasciato del lavoro da fare?

C’è un piano seminterrato e nascosto a Baker Street che nemmeno Watson conosce. Ed è da lì – e da un libro –  che parte la nuova avventura che vedrà i due ragazzi affrontare un viaggio avventuroso e insidioso verso Varanasi, in India. 

Oltre alla storia, che è bellissima e misteriosa al punto giusto, quello che ho amato di più è l’uso delle descrizioni e delle metafore di Sgardoli. Ve ne cito una per darvi la cifra: “Varcata la soglia dell’edificio, fu investito come sempre dal frastuono delle rotative che pulsavano al piano terra, un ruggito ritmico e ferrigno che sembrava il battito cardiaco del giornale”. Bello.

A-ah! Allora ammetti che c’è un gioco! – disse David puntando l’indice contro l’amico. Calum sbuffò. A discutere con David, presto o tardi, si finiva per dargli ragione

Serve leggere i primi due libri per godersi il terzo, “L’ombra di Baker Street”? A mio parere sarebbe la cosa migliore – anche perché sono bellissimi entrambi – ma potete godervi il viaggio anche partendo da qui perché Sgardoli ricostruisce senza intoppi le fasi che hanno condotto qui i due protagonisti. Ma la crescita e la storia dei personaggi la si comprende meglio partendo dall’inizio.

Ammetto che per tutto il libro ho sperato con tutte le mie forze che Sherlock tornasse, che quel funerale che apre la storia non fosse il suo. Ma, almeno in queste pagine, pare proprio che Holmes abbia lasciato i due ragazzi a combattere i cattivi. Eppure… chissà, magari Guido Sgardoli, prima o poi, questo regalo ce lo farà. Del resto nei romanzi tutto è possibile e con Sherlock non parliamone.