Un racconto di Arthur Conan Doyle che fece rivivere Sherlock Holmes dopo la sua “morte” alle cascate svizzere di Reichenbach per una buona causa

L’edizione del 1934 voluta da Macdonnel

I found during breakfast that you were easier reading then the leader in The Times in front of me

Sherlock Holmes

Non è canonico o forse sì. Il racconto “The field bazaar” ha una storia strana che c’entra con il cricket ma anche con i fantasmi, o meglio “il fantasma”, quello di Sherlock Holmes. Nel 1896, infatti, anno nel quale queste due pagine scritte da Arthur Conan Doyle vennero rese pubbliche, Sherlock se ne stava tranquillo sul fondo delle vorticose cascate di Reichenbach, o almeno così pensavano i suoi inconsolabili lettori. Il racconto in questione non fa parte di quello che gli studiosi del detective chiamano “Canone” (4 romanzi e 56 racconti incredibilmente belli che hanno come protagonista Holmes) bensì è un apocrifo nel senso più proprio di questo termine: “tenere nascosto, lontano dall’uso”.

Intendiamoci, l’autore di “The field bazaar” è Arthur Conan Doyle in persona ma questa storia, nonostante i pareri siano discordanti, non rientrò mai nelle raccolte ufficiali, non venne illustrato e non ebbe nessuna pubblicità. Venne scritto e usato ma senza troppo clamore, o almeno non quello che ci si sarebbe aspettati da un tale avvenimento.

Dopo tutto quel lavoro per trovare il modo per uccidere, finalmente (sic!), il suo eroe, Conan Doyle non poté resistere alla tentazione di partecipare attivamente alla raccolta fondi per la costruzione di un nuovo campo da cricket per la sua ex università donando un suo racconto, ma non di certo uno qualsiasi, bensì un rinnovato incontro con il suo Holmes. L’università aveva già comprato il terreno per la nuova area sportiva ma mancavano i fondi per costruire una struttura completa per il gioco e una fiera a quei tempi, come racconta anche Philip Weller, era il modo migliore per fare cassa. Bancarelle che potevano ospitare di tutto, dagli oggetti fatti a mano dagli studenti o donati per la grande occasione, agli spettacoli.

Doyle non donò un oggetto, quindi, bensì un racconto che venne pubblicato il 14 novembre 1896 sulla rivista universitaria “The Student”, un numero speciale che venne messo in vendita per uno scellino il 20 novembre successivo. La rivista ospitava anche altri nomi illustri, ex studenti come Doyle, ma la voglia di ritrovare Holmes fu la molla che portò la rivista a dover essere addirittura ristampata (anche se in pochissime copie, in ogni caso). Anche grazie a Sherlock, l’università riuscì a raccogliere molto più denaro di quanto non avesse previsto (per l’esattezza 3.156,12 pound contro i 2.000 agognati) e il nuovo padiglione per le partite di cricket nacque velocemente e talmente ben saldo sulle sue fondamenta che tutt’ora viene utilizzato anche se, nel frattempo, il suo aspetto è un po’ cambiato.

Il padiglione nel campo di cricket dell’università durante i restauri del 2016

Sta di fatto che questo brevissimo racconto, scorcio di una colazione a Baker Street con Sherlock e John (ne parliamo dopo), rappresentava, anzi rappresenta, una vera chicca perché di fatto, è la prima ricomparsa del detective dopo la sua morte (apparente) avvenuta nel 1894 fra i monti svizzeri, abbracciato (si fa per dire) a quella nemesi delle nemesi che fu il professor Moriarty. Eppure il racconto non ebbe la eco che ci si potrebbe aspettare, rimase nell’ombra, non lo pubblicò lo Strand, Paget non lo illustrò. Arthur Conan Doyle non vide mai la pubblicazione a favore di una audience universale di quell’esercizio della penna che fu “The field bazaar”.

Solo nel 1934 (quattro anni dopo la morte di Doyle) un giornalista scozzese, Archibald Gordon Macdonell, cercò salvarne le sorti portando il racconto negli Stati Uniti dopo averne stampate personalmente 100 copie presso la Athenaeum Press a Londra, da distribuire ai soci della Baker Street Irregulars durante una cena di Dicembre. Il racconto, anche se non è necessario specificarlo, è bellissimo e descriverlo sarebbe solamente un peccato.

Fortunatamente online si trova facilmente ed è possibile goderselo nel tempo di un caffè lungo, per poi rileggerlo di nuovo e ancora, per apprezzarne tutte le sfumature. La sintesi del racconto, a mio parere, sta nella citazione che trovate all’inizio dell’articolo: lì dentro c’è tutto, ma tutto-tutto quello che può descrivere che cosa è stato ed è davvero il binomio magico Holmes-Watson.


Consigliato: sì
Adatto agli sherlockiani: sì
Da leggere più volte: nì


Fonti:
The uncollected Sherlock Holmes, Richard L. Green, Penguin
Sherlockiana, agenda 1987, AA.VV, Rosa e Nero
Encyclopedia Sherlockiana, Matthew E. Bunson, Barnes& Nobles Books
www.rossdavis.org – (http://bit.ly/2YoUvOg)
– (http://www.unostudioinholmes.org/field_bazaar.htm