Il primo romanzo in cui appare il detective di Honolulu che fu ispirato ad un poliziotto vero: una storia di omicidio godibile e piena di colpi di scena

Un cinese lontano dalla malavita, per nulla perfido, bensì allegro, filosofico, intelligente e bonario. La chiave del successo dei sei romanzi che videro protagonista Charlie Chan scritti da Earl Derr Biggers a partire dal 1925, fu proprio questa.
I lettori di detective novel non erano abituati ad un poliziotto dai tratti orientali, per nulla violento e per giunta simpatico e non pieno di sé (piuttosto “ripieno” di leccornie orientali, dato la stazza del detective).
Eppure il pubblico amò Charlie così tanto che, nonostante il ciclo delle sue storie dovette interrompersi a causa della morte dell’autore, Chan continuò a vivere in decine di adattamenti cinematografici: furono circa 50 fra gli anni ’30 e ’50.

Illustrazione di Greg Kucera

Ma chi sei Charlie chan?

Charlie è un poliziotto che risiede ad Honolulu nell’arcipelago delle Hawaii che al tempo delle opere di Biggers erano già possedimento americano. Vive con la moglie e numerosi figli; nel primo romanzo, proprio Charlie Chan e la casa senza chiavi, il conteggio arriva a 9 ma diventeranno ben 13 alla fine della serie. Il detective è contraddistinto da una grande calma dai toni allegri, una tenacia senza eguali e la capacità di trovare sempre aforismi adatti alla situazione, spesso carichi di una deliziosa ironia.

Chan in uno dei numerosi adattamenti per cinema e tv: qui ad interpretare il detective è l’attore Warner Oland, svedese di origini mongole. Il personaggio di Chan non verrà mai interpretato da attori cinesi.

Biggers trasse ispirazione per il personaggio di Charlie Chan dalla storia di un vero detective hawaiano di origini metà cinesi e metà isolane: Chang Ah Ping. Come spesso accade in storie di successo letterario, la nascita del personaggio più noto di Biggers fu un puro caso: una sorta di incrocio fortunato fra eventi.
Biggers, infatti, nel 1919 andò in vacanza per un breve periodo alle Hawaii. In quel momento l’idea di lavorare ad una storia poliziesca non lo sfiorava nemmeno: lui scriveva commedie e recensioni teatrali; ma chi scrive, si sa, spesso accarezza il pensiero di un romanzo tutto suo. Nel 1924 ispirandosi ai ricordi di quel viaggio alle Hawaii, Biggers iniziò a documentarsi per realizzare proprio un romanzo giallo, ossia La casa senza chiavi che però all’inizio non prevedeva affatto la presenza di Chan.
Fu solo scorrendo alcuni giornali hawaiani in una biblioteca al fine di documentarsi meglio, che lo scrittore americano incappò in un trafiletto di cronaca giudiziaria che raccontava dell’arresto di una banda di trafficanti d’oppio da parte del detective Chang Ah Ping. Ed ecco qui il suo Charlie Chan. Il detective entrò nel romanzo come un passeggero trafelato e ritardatario alla stazione dei treni: saltò nella trama a libro già iniziato. Chan era a bordo e, nonostante Biggers non ci avesse scommesso troppo, rimase in carrozza per un bel po’ di tempo, in un viaggio piacevole per milioni di lettori.

Tutto cominciò in modo così innocente. Un piccolo viaggio a Honolulu, un innocuo vagabondaggio sulla spiaggia di Waikiki. Poi, qualche anno dopo, nell’autunno del 1924, la decisione di scrivere un romanzo giallo sulle Hawaii, basato su una trama che mi era venuta in mente mentre ero laggiù”

EARL DERR BIGGERS

Il romanzo e la trama

Dopo aver studiato un po’ la genesi di questo primo romanzo, mi è molto più chiaro il motivo per il quale in questa storia non è affatto possibile dire che il tenente Chan ne sia il protagonista. Qui, il centro indiscusso della storia ruota intorno a John Quincy Winterslip, rampollo di una ricca famiglia di Boston che conta fra le sue fila personaggi di ogni genere. Dalla zia chiacchierona, saggia ma con tanti rimpianti sentimentali, alla cugina bionda e attraente, passando per uno stuolo di zii che ripercorrono tutte le tipologie umane. Troviamo “il chiassoso”, amante delle feste e della bella vita (Dan Winterslip, che poi è la vittima del nostro giallo), passando per quello tutto d’un pezzo pieno di risentimento mal celato (Amos Winterslip), fino all’uomo di successo con una grande attività economica alle spalle che cerca di portare a sé il nipote tutto obbligazioni e prime teatrali (Roger Winterslip).

L’autore del romanzo: Earl Derr Biggers

La trama è semplice e classica: Dan Winterslip viene trovato ucciso nella sua villa sulla spiaggia. I soli indizi sui quali lavorare sono una sigaretta marca Corsican trovata a terra, una spilla e un orologio le cui cifre si illuminano al buio, ma con il due un po’ sbiadito. A vedere quella luminescenza nella notte mentre entra nella casa del morto e nel più completo silenzio è Minerva Winterslip, zia del buon John Quincy: è lei a trovare il cadavere. Le indagini iniziano ed è solo dopo qualche verifica preliminare da parte della squadra omicidi che Charlie Chan fa capolino come spalla più che attiva del tenente Hall (una sorta di Marlowe un po’ annacquato ma dai tratti chiaramente hard boiled). La ricerca del colpevole vedrà in azione lo stesso ragazzo di Boston, John Winterslip, che in questa vicenda scopre il suo vero io, liberandosi da una carcassa di perbenismo senza calore che lo rende nelle prime pagine in cui compare, di un’antipatia rara.

Le impronte digitali e altri indizi sono buoni sui libri, non altrettanto nella vita. La mia esperienza mi dice di pensare a fondo agli esseri umani. Passioni umane. Cosa c’è sempre dietro l’omicidio? Odio, vendetta, necessità di far tacere l’ucciso. Avidità di denaro, forse. Studiare sempre gli esseri umani.

Charlie chan

Nel consueto “viaggio dell’eroe” il ragazzo indagherà trovandosi spesso su false piste ingenuamente percorse a folle velocità, fra alcune minacce di morte e il cuore che saltella fra la bella cugina Barbara, Carlota Egan, figlia del proprietario di uno sgangherato hotel sulla spiaggia e la sua “vera” fidanzata, Agatha che anche se non compare mai, ha il potere di essere il personaggio più antipatico del romanzo (più di John, incredibile a dirsi).

Sarà però l’acume e la pazienza zen di Charlie Chan con la preziosa collaborazione di Quincy a svelare chi ha ucciso a sangue freddo quella vecchia e fascinosa canaglia dello zio Dan.

E’ un bel romanzo?

La prima storia di Chan è un buon giallo, con una trama non banale e una soluzione decisamente interessante anche se non stupefacente. I due punti forti del testo sono le descrizioni degli ambienti hawaiani con le loro atmosfere (è chiaro che Biggers deve aver amato molto quel viaggio nelle isole) e le scene d’azione che, anche se non sono moltissime, si fanno ampiamente valere.
La prosa è scorrevole, nonostante i moltissimi dialoghi e molto piacevole tanto che le 298 pagine dell’edizione Polillo (sempre sia lodato) si bevono in pochissime ore.
Va anche detto, però, che non si tratta del miglior romanzo con protagonista Chan (protagonista si fa per dire…); fra i tre che ho già avuto il piacere di leggere, direi che questo va al terzo posto, di filato. Non è necessario leggere la serie delle 6 avventure del detective hawaiano in ordine, anche perché la genesi del personaggio, come dicevamo, è debole nella sua prima apparizione. Io consiglio Charlie Chan e il pappagallo cinese senza dubbio e, al secondo posto Charlie Chan e il cammello nero.
Trattasi, come è ovvio, di una classifica parziale, dato che dai miei scaffali mancano all’appello altri tre titoli, ma intanto iniziamo così.

Chan fu protagonista anche di numerose serie di fumetti

E’ un giallo classico? Sicuramente sì: la struttura c’è tutta, anche se quello che potrebbe lasciare spaesati gli sherlockiani è l’ambientazione marittima e paradisiaca delle isole. Niente nebbia e carrozze, per capirci: qui abbiamo hotel, spiagge assolate, auto sportive, pergolati che profumano di fiori tropicali e storie d’amore di sottofondo (cosa che accade anche negli altri due romanzi). Ciò, sia ben inteso, non toglie nulla alla storia.

Consigliato: sì
Adatto agli sherlockiani: nì
Da leggere più volte:
no

Earl Derr Biggers
Charlie Chan e la casa senza chiavi
Polillo Editore, 2004
Euro 12,90