La stanza di Sherlock

Un lavoro inadatto a una donna di P.D James – Recensione

Una storia bellissima, la prima con protagonista Cordelia Grey e la prima con una donna detective per P.D James, la signora indiscussa del giallo di classe superiore.

P.D James/J.B Flatcher. Non posso credere sia una coincidenza. Eppure siamo su strade molto diverse. Non me ne voglia la mia Jessy del cuore ma Phyllis Dorothy è proprio un’autrice potente e sono sciocca a non aver letto nulla di suo prima di questo romanzo. Sciagura a me.

Siamo nel 1972 e questa è la prima storia con protagonista Cordelia Gray personaggio femminile creato dalla James come una sorta di “spin off” del suo mastodontico ispettore di Scotland Yard, Adam Dalgliesh, il più famoso e raccontato delle sue invenzioni letterarie. James scrisse solo due storie con Cordelia: un vero peccato. Ma se la seconda, “Un indizio per Cordelia Gray” (1982), è bella come la prima, forse posso anche perdonarglielo: è uno di quei romanzi che a leggerli più volte per sopperire alla nostalgia non si fa affatto peccato, anzi.

Disse una breve preghiera, imparata in collegio, al Dio della cui esistenza non era certa, per l’anima che Bernie non aveva mai creduto d’avere, e aspettò con calma la polizia

Siamo negli anni Settanta, Cordelia Grey è una ventiduenne non risolta ma piena di senso dell’umano. Lavora come socia di uno studio investigativo: il suo capo si chiama Bernie e si uccide in ufficio. Da qui prende il via la vicenda. Gray si trova erede dell’attività, di una pistola e di una serie di preziosi insegnamenti per continuare ad indagare.
Bernie non è stato un mentore che si possa definire “saggio”, ma è una figura dalla quali impari tanto, anche se lo capirai solo dopo. Bernie “un tempo lavorava per la Polizia metropolitana, nel CID, con il sovrintendente Dalgliesh”.
Mentre risolvono insieme i casi, Bernie avvisa Cordelia “Non puoi sperare di fare questo lavoro, socia, comportandoti come un gentiluomo”.
Come in un gioco sadico di specchi, da Cordelia arriva un cliente particolare, un ricco scienziato che le chiede di scoprire perché il proprio figlio, Mark, si sia ucciso: vuole saperlo. 


Cordelia è una donna che ha il suo nome sulla targhetta di un’agenzia investigativa negli anni Settanta: fa lo slalom fra le sue insicurezze, i pregiudizi degli altri, i suoi su sé stessa, le antipatie delle altre donne, e si infila in un mistero che è davvero più fitto di quello che appare. Indaga seguendo le orme di Bernie, sì, ma lo fa a modo suo, con una dose di carattere e insicurezza che le permettono di arrivare lontano. Non molla perché sente l’eredità di Bernie e la necessità di affrancarsi dal ruolo che gli altri vogliono appiccicarle addosso. “Inadatto ad una donna. Niente affatto, adattissimo, invece, secondo me perché immagino richieda un’infinità di curiosità, un’infinità di fatica e una propensione a intromettersi nei fatti altrui”.

Bernie aveva sempre programmato tutto con meticolosa efficienza: era la realtà che poi lo tradiva,

Gli incastri della James sono eccezionali ma quello che mi ha conquistata del tutto è l’uso della lingua e la profondità e lo spessore di espressioni e riflessioni incastonate nella storie in modo leggerissimo: la mia copia – trovata ad un mercatino, come sempre – ha più sottolineature di un libro di scuola (chi non sottolinea i libri, si tappi il naso un attimo). 
È una storia femminile vera, senza stereotipi, senza facilità. C’è azione, c’è avventura misurata, thrilling, ottimi personaggi. Anche Bernie, che non c’è più, accidenti… c’è più di molti altri. Che bello leggere un giallo così.