Il primo racconto in cui compare l’avvocato e medico John Evelyn Thorndyke in un caso “doppio” in cui inizia anche la stupefacente collaborazione con il dott. Jervis.

Raymond Chandler, che non risulta famoso per il suo carattere affabile né per teneri giudizi sui “colleghi”, scrisse di Richard Austin Freeman: “Malgrado l’immensa disinvoltura con la quale scrive, riesce a creare una suspense costante che è alquanto inaspettata”. E bravo Richy… effettivamente non si può dire proprio che questo racconto lungo dell’autore inglese non mantenga il lettore attaccato alle pagine.
Veniamo subito alla trama e solo poi alla storia di questo racconto che rientra nell’album “prime volte”.

Nella monotona e faticosa vita di Christopher Jarvis, medico di base a Londra, tutto scorre come sempre (ed è questo a dargli profondamente fastidio). Una sera di pioggia come se ne vedono solo nella Londra dei primi del Novecento, una carrozza arriva e conduce Jarvis da un malato particolare: le condizioni per curarlo sono che il medico non sappia assolutamente nulla del luogo nel quale si trova e nessuna domanda andrà fatta a riguardo. Jarvis, chiaramente, accetta. La carrozza è chiusa a chiave dall’esterno, completamente oscurata e così parte nella notte di Londra.

Il malato, assistito dal fratello che misteriosamente assomiglia al cocchiere, sembra sotto effetto di potenti narcotici e così Jarvis, in difficoltà nello stabilire la causa di questa condizione, dopo essere stato chiamato anche una seconda volta al capezzale dell’assistito, si trova a non saper che fare. Denunciare l’accaduto alla polizia, date le condizioni sempre più prossime alla morte del malato e con il sospetto che sia il fratello a tenerlo segregato o limitarsi a curarlo, se possibile data l’assenza di qualsiasi prova?

L’unico modo per uscirne è parlare con il dott. Thorndike, amico di Jarvis, avvocato ma anche medico forense dalla mente acutissima. E così succede. Mentre l’affascinante avvocato cerca di convincere Jervis a lasciare la vita da medico di base/sostituto per diventare il suo assistente, anche lui si ritrova a dover dipanare una matassa intricata: un testamento che sembra perfettamente valido ma che suscita numerosi dubbi nei due avvocati che hanno preso in carico la questione e che non possono fare altro che chiedere aiuto proprio a Thorndyke. Saranno un barattolo di mastice e un’iscrizione in scrittura cuneiforme a fornire la chiave dei misteri ai due ormai colleghi ed amici.

Come il denaro genera denaro, anche la conoscenza genera conoscenza, e io sfrutto gli interessi del mio capitale

John Evelyn Thorndyke

Il libro si legge nel giro di poche ore, l’unico rallentamento nella narrazione avviene quando, alla fine, Thorndike deve spiegare come è arrivato a risolvere il caso ripercorrendo a volte in modo un po’ troppo pedante, i fatti accaduti. Si tratta di un giallo classico che più classico non si può e i riferimenti all’archetipo sherlockiano sono più che evidenti (lo stesso Freeman, come Doyle, fu medico e poi scrittore per necessità economica, incontrando un successo strepitoso che lo portò a scrivere praticamente fino alla fine dei suoi giorni).

Thorndyke si lascia guidare dalla sola osservazione, nessun tipo di analisi psicologica percorre le sue cellule grigie, e Jervis è un compagno perfetto perché sveglio, intelligente e pieno di sincera ammirazione per il “maestro” che, però, non gongola mai in questo ruolo, anzi, rimane sempre gentile e persino umile (aspetto diverso dal nostro Holmes). Una nota di merito a Polton, assistente e cameriere di Thorndyke che ricorda un po’ il mitico Alfred di Batman: silenzioso, pieno di risorse e insostituibile.

Togli il tappo alla tua bottiglia di saggezza, ne avvicini il collo al mio naso… e poi, quando ho annusato profondamente e il mio appetito è stato stuzzicato, tu tappi di nuovo la bottiglie e mi lasci, per usare una metafora, con la lingua di fuori.

– Devi imparare a stappare la bottiglia da solo

Christopher Jarvis e Thorndyke

Veniamo alla storia del racconto. Questo libro è effettivamente stata la prima comparsa del personaggio più famoso di Freeman ed è datato 1905. Rimase però inedito e venne ripubblicato solo nel 1912, dopo che “L’impronta scarlatta” il secondo/primo romanzo di Freeman con protagonista l’avvocato, arrivò al pubblico. Nella versione del 1912, quella che leggerete in questa edizione della Polillo Editore, esiste un’aggiunta, ossia un riferimento all’avventura dell’impronta scarlatta per fare in modo che questa narrazione appaia immediatamente successiva. Insomma, un po’ di casino.

Detto questo, si tratta di una bella storia e se amate il gialli classici e le atmosfere anche un po’ inquietanti, fa decisamente per voi.

Consigliato: sì
Adatto agli sherlockiani: sì
Da leggere più volte: no


Richard Austin Freeman
Una carrozza nella notte
Polillo Editore, 2007
euro 11,40