Hans Tuzzi, propone la sua personale riflessione sulla letteratura di genere e ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe sugli scrittori e i lettori di oggi.

Non tutti possono fare gli scrittori, non si tratta solo di qualcosa che si può apprendere: o si ha talento oppure, anche con ottimi mentori e insegnanti, nessuno potrà davvero farci nulla.
Questa è una delle tesi di base del saggio scritto da Hans Tuzzi e pubblicato nel 2017 da Bollati Boringhieri: non si tratta davvero di un manuale su come scrivere un giallo, anche se il titolo lo farebbe presupporre, bensì di una lunga e interessante riflessione dell’autore sulla letteratura, sul ruolo degli scrittori, su quello dei lettori e, in alcuni intermezzi anche su quali possano essere le regole di base per scrivere, anche se valgono per qualsiasi romanzo, non solo per i gialli.

La verità è che Tuzzi non ama la letteratura così detta “di genere” perché troppo “facile” se scritta rimanendo all’interno delle regole previste soprattutto per i gialli. Un tipo di scrittura (e lettura) che Tuzzi definisce “di conforto” poiché

Il giallo esige il lieto fine. Pertanto, è un genere di conforto: parte da una rottura dell’ordine – la peggiore, l’omicidio – che alla fine viene ricostituito. Manca, e invece si trova nel noir, ogni fattiva critica sociale.

Una tesi riportata anche da P.D James nel suo “A proposito del giallo” ma che veniva presentata come caratteristica positiva del genere. Cosa interessante è che lo stesso Tuzzi è scrittore e autore di gialli. Strano, no? Eppure non tanto. Tuzzi non nega in assoluto il valore di questo genere ma lo intende tale solo quando si discosta dalle regole ferree previste per poterlo far rientrare in tale definizione.
Lo scrittore, se è tale, deve aver letto (e leggere) di tutto e il miglior romanzo (anche “giallo”) è quello ibrido, ossia che collega fra loro, mescolandoli ad arte, più generi.

Il libro giallo si trasforma in “arte da poco” nella riflessione dei Tuzzi, nel momento in cui genera un mistero e semplicemente lo risolve, non seguendo quella che per l’autore è una regola importante e che prende a prestito da Hanry James: “L’arte è suscitare un mistero al quale non si può dare risposta“.

La letteratura, tornando a quello che dicevamo all’inizio di questa chiacchierata, per Tuzzi non è di certo un “compitino”: il lettore non deve mai essere assecondato poiché ritenuto non in grado di interpretare o aggiungere del proprio alla narrazione, cosa che invece tende ad accadere nella letteratura di basso livello e spesso in quella gialla. Agevolare il lettore, per esempio impoverendo il linguaggio o limando le difficoltà della trama, crea solo scrittura depurata, che non può essere considerata letteratura.

Tuzzi non salva nessuno degli scrittori di gialli, quindi? Pochi. Solo Simenon e Chandler, fra i citati, sfuggono all’idea di essere degli operai della costruzione del giallo, poiché sono gli unici a creare vera letteratura. Durissimo, invece, il giudizio su Agatha Christie che

…non è una grande scrittrice, resta “soltanto” la più letta autrice di mysteries.

Il libro è decisamente interessante e evidentemente scritto da un grande intellettuale che gioca con la lingua italiana, non di certo semplificando al lettore il compito di aggirarsi fra le pagine, bensì sfidandolo anche con termini complessi e spesso dimenticati (io, ho letto fra queste pagine per la prima volta in vita mia la parola “lutulento“, per esempio). Non si tratta di un manuale, anche se contiene molte regole (le vedremo in un articolo a parte), perché la tesi di base è che non esiste un prontuario che possa insegnare a scrivere: se non sei un’atleta, dice Tuzzi, nessun buon mister potrà fare il miracolo.

Consigliato: sì
Adatto agli sherlockiani: nì
Da leggere più volte: s
i


Hans Tuzzi
Come scrivere un romanzo giallo o di altro colore
Bollati Boringhieri, 2017
euro 14,00